Banche e relazioni su Facebook

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L’esempio di alcune banche americane, fra consigli utili, linguaggio innovativo contenuti esclusivi e interesse per le comunità

In un momento delicato per gran parte dell’economia mondiale, imprese e istituzioni si trovano ad affrontare nuove sfide in termini di trasparenza e affidabilità. I social media offrono però opportunità di comunicazione per un pubblico abituato alla relazione diretta e non a un rapporto istituzionale.

Come analizzato da un recente articolo di Mashable, alcune banche statunitensi hanno avviato esempi di dialogo meno ingessato, con consigli utili, spazi di informazione non core e temi di solidarietà. Se navigare il sito di una banca è come andare allo sportello a chiedere informazioni, la pagina Facebook somiglia alla confidenza che si può avere quando si va a bere un caffè con uno degli impiegati.

JP Morgan fornisce dritte su chi è interessato a presentare la propria candidatura per le posizione aperte, come ad esempio consultare sezioni particolari del sito, gli ambiti industriali di interesse e le terminologie utilizzate, in funzione del colloquio di lavoro.

Citi,invece, avvia discussioni, ponendo domande nei propri status su temi non collegati alla propria attività (“Rio de Janeiro ospiterà la finale dei mondiali del 2014, la tua città è mai stata al centro di un grande evento sportivo?”) e prova a offrire contenuti esclusivi, come un video di Beyoncé.

O un concorso, come nel caso di Hsbc, ospitato solo sulla pagina Facebook dedicata al target studenti. L’idea non era rivoluzionaria ( i giovani potevano sottoporre un video di 90 secondi dedicato a come l’autore avrebbe lasciato una sua traccia nel mondo, che è stato poi votato dagli utenti. Ai vincitori è andato un assegno per l’univeristà di 15mila sterline) ma ha portato 3mila commenti ai video e 40mila voti ed è stata giudicata dai responsabili di impatto positivo sul brand.

Bank of America utilizza la pagina Facebook per valorizzare i propri progetti di solidarietà, evidenziando quelli locali invece di quelli più prestigiosi: lo status in cui si chiede quali potrebbero essere i temi per i corso dedicati al reinserimento di chi ha perso il lavoro è un interessante esempio in tal senso.

In termini di linguaggio, colpisce Wells Fargo, che ha dedicato un post all’ultima insegna di Wachovia smontata e sostituita con quella di Wells Fargo dopo l’integrazione fra le due banche. Lo status attacca con un “Hey people!” e prosegue con un equivalente slang di “hurrà”. Una operazione durata tre anni, in lungo 21 stati americani, che molte aziende avrebbero rilanciato con un classico comunicato stampa (esempio: “Si è concluso oggi il processo di integrazione…”) e che invece è diventato un festoso status su Facebook.

Linguaggio quotidiano, esclusività e informazioni di servizio: parole d’ordine che calzerebbero a pennello per qualunque azienda intenzionata a fare qualcosa di più che seguire la corrente dei social media.

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