E l’Italia digitale inventò il self made Chief

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Esiste in Italia una community di Chief digital officer.  E la notizia non è da poco. Neanche un mese fa, quando ho messo in rete il primo post dedicato al CDO, pensavo di aver scovato un tema futuribile. E invece il fenomeno è molto più grande di quanto pensassi.

In Italia sono ancora pochi i CDO già in servizio effettivo, diversi sono gli aspiranti, molti sono quelli ‘inconsapevoli’. Messi insieme nascerebbe una community: embrionale, ancora in cerca di una precisa identità, interessata a capire gli sviluppi del binomio digital-azienda più che della figura professionale. E lo dico a partire dai commenti ricevuti sul blog e dai dialoghi avuti inaspettatamente in questo mese.

“Pensando di fare cosa gradita”, come si scriveva un tempo nelle lettere, butto giù un elenco di quanto emerso dal dialogo. Sono appunti sparsi che raccolgono riflessioni, interrogativi, semplici constatazioni fatte da persone diverse. Pezzi di un puzzle che si sta componendo e possono alimentare la discussione.

  • Il digitale è trasversale a tutte le aree dell’azienda. Dal rapporto con i clienti alle attività di procurement, dall’informazione al marketing sino al knowledge management che è comune a tutta l’azienda. Un CDO deve innovare l’esistente creando sistema, condivisione e consapevolezza.
  • Il campo d’azione del CDO interessa tanto l’esterno quanto l’interno dell’azienda perché dall’apparizione delle schede perforate ad oggi il digitale è entrato nei processi tradizionali trasformandoli, ma non sempre migliorandoli (effluvio di email, programmi ridondanti e piattaforme che non si parlano, moltiplicazione dei flussi informativi e di comunicazione …);
  • Qual è il giusto equilibrio? È importante far percepire il valore dell’attività digitale tanto per l’interno (empowerment aziendale) quanto per l’esterno. Il metro di giudizio finale rimane fissato dalle revenues per cui marketing e vendita sono due fronti chiave. Far percepire quanto il digital contribuisca a tutta la filiera di produzione non è semplice.
  • Il CDO deve fare i conti il gap culturale che non permette di realizzare il digitale come un fattore unificante e trasversale a tutta l’azienda. Il coinvolgimento del top management, incluso il CEO, è decisivo.
  • Serve una formazione permanente sul fronte tecnologico. È sufficiente?

Da questa raccolta riassuntiva delle tante idee raccolte sino ad oggi non emerge un decalogo del CDO come quello pubblicato da Chiefdigitalofficer. E forse, nel panorama italiano di oggi, è ancora presto per arrivare a una definizione reale e non formale. Del resto gli Stati Uniti insegnano: tra CMO, CIO e CEO il CDO è nato un po’ come self made chief.

Mi ha divertito questa barzelletta che ho letto su chiefmartec.com

The CMO asks for a drink. The bartender says, “Hmm, no, sorry, from the look of you, I don’t think you know how to hold your liquor.”

The CIO asks for a drink. The bartender replies, “I know you know how to drink, but sorry, you haven’t paid off your tab from all those drinks you bought over the past 10 years.”

The chief digital officer approaches the bar, but before he can ask, the bartender reaches over and high-fives him. “My main man,” he greets him enthusiastically. “What do you want? It’s on the house!”

 

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