Il mercato delle App in calo! È finita la corsa all’oro?

App store Apple e Google

Gli App store di Apple e Google Play, per la prima volta nella loro (breve) storia segnano un calo! E la rete si interroga, tra lo spaventato e il compassato.

Uno studio di Deloitte ha registrato che in UK il numero dei download mensili, sia per i fedeli di iPhone e iPad che per quelli di Android, è sceso dai 2,32 per users del 2013 all’1,82 del 2014; in aumento invece la percentuale di possessori di smartphone che non hanno mai scaricato App: il 20% del 2013 è diventato 31% quest’anno. Fine di un’epoca? Saturazione del mercato? Semplice assestamento?

È la fine dell’età dell’oro? Per The Finanacial Times il succo della vicenda è semplice. Un articolo di Tim Bradshow analizza il mercato interpellando sviluppatori e creatori di App blockbuster per arrivare a sentenziare che anche nel mercato delle applicazioni è cominciata l’era delle big company e finita quella dei geek anche perchè il nuovo territorio di conquista si è spostato dai singoli consumatori alle grandi aziende (è un segnale l’alleanza di IBM con Apple che ha fatto storcere il naso a più di uno dei fan di Cupertino). In pratica adesso non bastano più smanettoni che si inventano la App che fa il boom, ci vogliono spalle grosse e un nutrito gruppo di sviluppatori che non lavorino in qualche scalcagnato garage ma piuttosto in open space molto cool della Silicon Valley.

I dati dello studio Deloitte sono relativi al solo mercato UK e questo basta a Priori Data per abbassare i toni e parlare piuttosto di normale assestamento di un mercato che dal 10 luglio 2008, giorno dell’apertura online dell’app store App, non ha fatto altro che crescere rappresentando per AAPL un boost importante per i ricavi, in attesa di un iQualcosa all’altezza della filosofia “one more thing” (a settembre è atteso l’iPhone 6 per il quale Tim Cook ha deciso maxi-ordini di fornitura in vista dell’avvio di produzione). L’agenzia di Berlino, che vive del monitoraggio della app economy e del crescente dominio in rete conquistato dal mobile ai danni di pc e laptop, ha una lettura meno tragica di chi vaticina una imminente nuova Dot-com bubble sul modello di quella vissuta da internet (correva l’anno 1997: secoli digitali fa …).

La App o è gratis o non funziona è un mantra molto in voga sostenuto anche dai dati (in media il 90% dei download interessa applicazioni gratuite), ma Priori Data sottolinea che la monetizzazione non è un ostacolo per il settore bensì un elemento di selezione della specie.

Cresce l’offerta di nuove app e cala la domanda, ma per gli analisti di Berlino il dato rilevato dai trend di giugno non deve spaventare perché “ogni settore industriale segue gli stessi quattro stadi di sviluppo (introduzione, crescita, maturità e declino)” e il tempo premia “la capacità di accumulare esperienza, fare economia di scala e capitalizzare l’analisi delle tendenze”. In sintesi per Piori Data è iniziato il tempo della maturità che non coinciderà per forza con una contrazione degli introiti dell’app economy.

Tra assestamento e fine di un’epoca non è facile azzeccare la previsione. Di certo il mercato delle applicazioni è pieno di prodotti anche imbarazzanti. Basta guardare i siparietti che Jimmy Fallon da più di un anno dedica a app tipo photobama (per farsi selfie con un bombing del presidente Usa) o Wax Alan Rickman (per simulare la depilazione del petto dell’attore diventato famoso come Severus Piton nella saga di Harry Poter).

App utili e business oriented sembrano i due punti condivisi sia da chi preannuncia la recessione sia da chi parla di maturità del mercato. Di certo l’epoca dei geek è verso il tramonto e sarà interessante vedere come il monopolio di big alla Apple e Google si estenderà anche allo sviluppo delle applicazioni, tema su cui si consumò una delle guerre fredde tra il mentore Steve Jobs e i suoi pupilli Rubin e Page nel bel mezzo dello scontro tra l’iPhone e i primi smartphone Android.

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